La geografia dell'ansia
Quante volte ti sei fermato a guardare il cielo, quel cielo plumbeo che sembra abbassarsi sull’orizzonte come una volta pesante, e hai sentito che non era solo il tempo a cambiare, ma qualcosa dentro di te? Non è solo l’umidità nell’aria, non è solo la luce che si spegne prima del solito. È una geografia interiore che si dispiega, una mappa che traccia confini invisibili tra ciò che temi e ciò che desideri. L’ansia non è un errore del sistema. Non è un guasto da riparare, una macchia da cancellare. È una tensione necessaria, il prezzo che paghiamo per essere coscienti, per sentire, per desiderare. Rollo May lo sapeva: l’ansia è il rovescio della libertà. Ci ricorda che siamo vivi, che ci importa, che qualcosa, qualcuno, un progetto, un sogno, conta abbastanza da farci tremare. Il problema non è l’ansia in sé, ma quando smette di essere una sentinella e diventa un dittatore. Quando, invece di avvisarti che c’è qualcosa da guardare con attenzione, restringe l’orizzonte e ti costringe a ...