Passa ai contenuti principali

Post

La rabbia come bussola interiore: comprendere un’emozione necessaria

  Quante volte ti sei sentito in colpa per esserti arrabbiato? E quante, invece, hai rimpianto di non aver difeso i tuoi spazi? Nella nostra cultura la rabbia è guardata con sospetto: troppo spesso viene confusa con violenza o odio, e per questo relegata tra le emozioni proibite. Si impara presto a reprimerla, a nasconderla, a giudicarla. Eppure, la rabbia non è un nemico da combattere, ma una voce interiore che chiede di essere ascoltata.  La rabbia non è un difetto: è un messaggio che ci avverte quando stiamo vivendo una situazione che non ci fa bene. Come la febbre, che non è il male in sé ma l’allarme del corpo, così la rabbia ci segnala con chiarezza che un confine è stato oltrepassato, che una situazione è diventata insostenibile, che la nostra dignità chiede protezione. È la forza che ci consente di affermare: «Questo non mi fa bene. Oltre questo limite non posso andare.»  Persino il cinema, con Inside Out, le assegna un posto preciso nella cabina di regia della ps...

Sempre la stessa scena: la vita nei circuiti invisibili dello schema

  "Porto addosso tutte le ferite delle battaglie che ho evitato". Fernando Pessoa coglie in queste parole una verità silenziosa e potente. Quelle battaglie che non abbiamo combattuto – per paura, per mancanza di strumenti, per amore – ci segnano comunque. Restano dentro di noi come impronte invisibili, trasformandosi in schemi disfunzionali: modi ripetitivi di pensare, sentire e reagire, che ci fanno inciampare sempre nello stesso punto, anche quando cambiano i luoghi e i volti. Questi schemi nascono quando, nell’infanzia, bisogni fondamentali come l’accoglienza, la protezione, la validazione o l’autonomia non vengono soddisfatti. In quei vuoti, impariamo strategie di sopravvivenza: essere perfetti per meritare amore, controllare per sentirsi al sicuro, annullarsi per essere accettati. Con gli anni, quelle strategie diventano copioni interiori che plasmano le nostre relazioni e il nostro modo di percepirci. Beck li ha chiamati “schemi cognitivi negativi”, Young li definisce...

L'architettura dell'autosabotaggio: schemi mentali e barriere invisibili

  Ci sono momenti in cui ci sembra di lottare contro il mondo, ostacolati da eventi esterni e circostanze fuori dal nostro controllo. Eppure, più spesso di quanto immaginiamo, ciò che realmente ci trattiene nasce dentro di noi. Come nella fotografia che accompagna questo articolo – una donna con il volto coperto dalle mani – ci capita di frapporre una distanza invisibile tra ciò che siamo e ciò che vorremmo diventare. Ho scattato personalmente questa immagine, come tutte quelle che accompagnano i miei articoli: sono parte integrante del messaggio, uno specchio visivo delle dinamiche interiori che esploro. In quel gesto – che può essere sia difesa che prigionia – ho voluto raccontare ciò che spesso accade dentro di noi: una protezione inizialmente necessaria che, nel tempo, rischia di trasformarsi in barriera. L’autosabotaggio è una dinamica silenziosa e profonda. Non si presenta in modo eclatante: si insinua nei pensieri più razionali, travestito da prudenza, senso di realtà, o buo...

Aspettative: mettere a fuoco ciò che conta davvero

 “ " Liberarci dalle aspettative degli altri, per restituirci a noi stessi.” Queste parole della scrittrice americana Joan Didion sembrano racchiudere un segreto antico e potente, che riecheggia in ciascuno di noi quando ci troviamo intrappolati nel labirinto di ciò che dovremmo essere . È un invito, quello della  Didion, a ritornare al nucleo della nostra autenticità, a spezzare quelle catene invisibili fatte di approvazioni, giudizi e standard che, silenziosamente, ci allontanano da noi stessi. Le aspettative sono ingannevoli. All’inizio sembrano una bussola, un faro che ci guida verso ciò che desideriamo. Ma troppo spesso, anziché essere una forza propulsiva, diventano una trappola emotiva. Ci ritroviamo a inseguire ideali irrealistici, pensando che la felicità sia un premio da guadagnare, qualcosa che ci aspetta dopo . Dopo un successo, dopo un cambiamento, dopo un traguardo. E così, anziché vivere il presente, ci immergiamo in un continuo rimandare, inseguendo un’asticel...

L’impazienza: un’analisi psicologica

  L’impazienza è come un filo invisibile che attraversa le nostre giornate, tirandoci verso un ritmo sempre più veloce. Non si manifesta in modo palese, ma si insinua nei piccoli gesti quotidiani: il controllo incessante del telefono in attesa di un messaggio o una notifica, il cambio frenetico di canali in TV senza mai fermarsi su un programma, l’interruzione di una conversazione anticipando le parole dell’altro, o lo sbuffare impazienti in fila alla cassa, quando chi ci precede sembra prendersi troppo tempo. È una spinta sottile, ma potente, che ci porta ad accelerare, a saltare passaggi, a cercare soluzioni rapide. Eppure, dietro questa fretta si nasconde qualcosa di più profondo: un messaggio del nostro mondo interiore, una richiesta che spesso ignoriamo. Cosa ci sta dicendo, davvero, la nostra impazienza? E se provassimo ad ascoltarla, cosa potremmo scoprire su noi stessi? L’impazienza non è un semplice capriccio del presente; ha profonde radici nella nostra storia evolutiv...

Giustificarsi: la prigione invisibile del giudizio altrui

Nella ricerca continua di comprensione e approvazione, giustificarsi è diventato un riflesso, un tentativo costante di difendere la propria identità. Spesso, però, ciò nasconde una complessità psicologica legata al nostro bisogno di accettazione, persino da parte nostra. Giustificarsi è come aprire la porta al giudizio altrui, costruendo una prigione invisibile fatta di spiegazioni non richieste e ansie silenziose.  Perché sentiamo l’esigenza di giustificarci? Non si tratta solo di difenderci; in realtà, spesso cerchiamo di rassicurarci rispetto all'immagine che temiamo non venga accettata. Giustificarci diventa così una risposta al timore di essere giudicati o di non essere abbastanza, generando un circolo di vulnerabilità. C’è differenza tra spiegare e giustificarsi: mentre spiegare è comunicare con chiarezza, giustificarsi è una reazione all’ansia di giudizio, un doppio legame in cui, più cerchiamo di dimostrare la nostra innocenza, più sembriamo colpevoli. Una metafora calzante...

Viaggio verso il Benessere Psicologico

Nel cammino verso il benessere psicologico, emergono le illuminanti parole del famoso psicologo  Carl Rogers e la sua proclamazione: "Il corpo non mente mai". Questa potente enunciazione ci spinge a superare le limitazioni delle percezioni esterne del nostro corpo. Ci invita piuttosto a esplorare il corpo come un mezzo per comprendere le intricanti sfaccettature della nostra psiche, riconoscendo la sua profonda connessione con la nostra esistenza interiore. Il concetto che il corpo è molto più di una semplice struttura fisica si basa sull'idea che il corpo è profondamente interconnesso con la nostra mente e il nostro benessere psicologico. In parole semplici, questo significa che il corpo non è solo una "scatola" che contiene organi e ossa, ma è anche il luogo dove si manifestano e si esprimono le nostre emozioni, le nostre esperienze e i nostri pensieri. Il corpo è come un "messaggero" che ci comunica ciò che sta accadendo dentro di noi, anche quando ...

Self compassion o essere gentili con se stessi

Nei momenti difficili, perché non ci rivolgiamo a noi stessi con la stessa premura che riserviamo ai nostri migliori amici? Perché non utilizziamo parole gentili accorte e rassicuranti, proprio come faremmo con loro quando si trovano in difficoltà? L'importante concetto di "self-compassion" è stato introdotto nel campo della  psicologia da Kristin Neff, una psicologa statunitense e ricercatrice pioniera nel campo di questo argomento. Negli anni 2000,  Neff ha iniziato a esplorare e sviluppare questo concetto, diventando da allora una delle figure in quest'area di studio.   Il suo lavoro ha suscitato un grande interesse nella comunità scientifica e nel pubblico, dimostrando gli evidenti vantaggi psicologici ed emotivi di trattare se stessi con gentilezza e compassione.  Kristin Neff ha prodotto numerosi libri sull'argomento e continua a sostenere la ricerca e la pratica della self compassion come strumento per la guarigione e il benessere. Il nucleo del suo lavor...

Anatomia psicologica del senso di colpa

Nel celebre libro "La provincia dell'uomo", l'acclamato scrittore, saggista e aforista bulgaro Elias Canetti ci ha offerto una profonda riflessione sui sentimenti di colpa. La sua affermazione che "la cosa spaventosa nei sentimenti di colpa è che neanche essi sono giusti" ci invita a considerare che i sentimenti di colpa non sempre sono razionali o giustificati, ma possono invece diventare una fonte di paura e sofferenza.  Spesso ci troviamo a provare un senso di colpa per cose che non abbiamo fatto o che non sono sotto il nostro controllo.  Questi sentimenti possono essere influenzati da fattori come eventi naturali, azioni di altre persone, motivi culturali o religiosi, che non sempre trovano riscontro nella realtà oggettiva. In altre parole, il senso di colpa può essere influenzato da molteplici fattori e non necessariamente corrispondere alla realtà o essere proporzionato alla colpa effettiva. A volte ci sentiamo più in colpa di quanto sia necessario o g...

Procrastinazione: primo o poi lo faccio!

  “La procrastinazione è la ribellione dell'anima contro l'intrappolamento”, scrive  Nassim Nicholas Taleb, nella raccolta di aforismi: Il letto di Procuste , una ribellione  che però non ci rende liberi ma prigionieri di noi stessi. I nostri pensieri possono essere il nostro peggior nemico quando si tratta di perseguire un obiettivo. Pensiamo a molte ragioni per non agire come volevamo. Nello spazio sospeso tra la presa di una decisione e la decisione stessa entra in scena la  procrastinazione. Il termine procrastinazione, deriva dal latino crastinus che vuol dire domani , il vocabolario Treccani ne da la seguente definizione: differire, rinviare da un giorno all'altro, dall'oggi al domani, allo scopo di  guadagnare tempo o addirittura con l'intenzione di non fare quello che si dovrebbe.  La procrastinazione deriva anche dall'antica parola greca akrasia - fare qualcosa contro il nostro miglior giudizio, catalogabile come un atteggiamento malsano  da...

Dialogo: averne cura per una comunicazione generativa

  Il termine dialogo deriva dal greco DIA che significa attraverso e LOGOS che letteralmente vuol dire parola. L’immagine che questo termine evoca è un fluire di parole che scorrono fra e attraverso di noi.   Il potente valore del dialogo, quale strumento prezioso, ci permette di dare vita o costruire un percorso che ci porta, volente o nolente, in una direzione definita che possa essere ricca o povera, accogliente o fastidiosa. Determinante per il suo esito generativo è che il dialogo sia intriso e contaminato da ascolto costruttivo; ma soprattutto dobbiamo associare all'uso del dialogo la piena e convinta consapevolezza che " In ogni momento abbiamo il potenziale per servire la vita oppure distruggerla ”, come sosteneva Marshall Rosenberg nel suo libro Preferisci avere ragione o essere felice ? Lo stesso autore asseriva che le parole possono essere ponti o muri. In ogni caso il dialogo riveste un ruolo di tutto ris...

La traiettoria delle abitudini

  Tutta la nostra vita, per quanto abbia una forma definita, non è che una massa di abitudini , dichiarava nel 1882 William James.  Il  monito del filosofo fondatore della psicologia funzionale è quanto mai attuale, nonostante sia passato più di  un secolo.  In questo articolo, affronterò l'interessante e affascinante  tema delle abitudini e dello  smisurato potere che hanno su di noi e sulla nostra quotidianità.  La nostra vita è caratterizzata da un insieme di abitudini. La maggior parte delle scelte, e delle relative azioni che svolgiamo quotidianamente, non sono frutto di riflessioni, ma vengono eseguite meccanicamente.   E benché, se viste singolarmente, non abbiano grande significato, nel loro complesso le abitudini influenzano enormemente la nostra salute, il nostro lavoro, la nostra situazione economica e il nostro benessere bio-psico-sociale. Ma per quale motivo esse affiorano inesorabili e condizionano le nostre vite? Le abitudini ...

Ho paura di....

  "Le nostre  paure  sono molto più numerose dei  pericoli  che corriamo.  Soffriamo  molto di più per la nostra  immaginazione  che per la  realtà "  asseriva S eneca,  filosofo, drammaturgo e politico romano, esponente dello stoicismo eclettico di età imperiale.   Lo riscontro quotidianamente nella mia pratica clinica, quanto l'immaginazione influisca sulla nostra psiche, pertanto, a partire da questa saggia visione di Seneca vorrei brevemente tratteggiare  la paura al singolare, nella sua estensione e profondità, non le paure specifiche (fobie)... per quello ci vorrebbe un trattato! La paura   è una sensazione  di ansia in presenza di un rischio o di una minaccia  reale  o  immaginaria.  Allo stesso modo, il concetto allude all'apprensione che proviamo ogni volta che siamo convinti che potrebbe  accaderci  un evento avverso.  La paura è un emozione, caratterizzata d...